RADIOPROTEZIONE – DECRETO LEGISLATIVO N. 101 DEL 31 LUGLIO 2020 – RADON: NOVITÀ SUGLI OBBLIGHI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO TEMPISTICHE E MISURAZIONI

RADIOPROTEZIONE


DECRETO LEGISLATIVO N. 101 DEL 31 LUGLIO 2020


RADON: NOVITÀ SUGLI OBBLIGHI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO TEMPISTICHE E MISURAZIONI

NATURA E CARATTERISTICHE DEL RADON

Il Radon (Rn) è un gas radioattivo incolore.

È prodotto dal decadimento di tre nuclidi capostipiti che danno luogo a tre diverse famiglie radioattive:

  • Thorio 232 à produce rispettivamente il Rn 220 e Rn 219
  • Uranio 235 à produce rispettivamente il Rn 220 e Rn 219
  • Uranio 238 à è responsabile della produzione dell'isotopo Radon 222 (Rn 222)
  • Il Radon viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti ecc.

    Come gas disciolto viene veicolato anche a grandi distanze dal luogo di formazione e può essere presente nelle falde acquifere ed infine, è nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione.

    COMPORTAMENTO DEL RADON

    Se si è all’aperto, il Radon si diluisce rapidamente nei grandi volumi dell’atmosfera e tale diluizione tiene relativamente bassa la concentrazione del gas, dell’ordine di qualche Becquerel per metro cubo. Contrariamente, all’interno di un edificio, gli spazi chiusi tendono a concentrare il Radon fuoriuscito che si accumula raggiungendo livelli medi più elevati. Si hanno tuttavia condizioni in cui i livelli possono essere superiori, per una serie di fatti concomitanti.

    Il Radon può entrare nell’ambiente “indoor” in un numero svariato di modi, come indicato in figura: diffusione dal suolo direttamente o attraverso fratture nelle fondazioni, diffusione dai materiali da costruzione e dall’acqua. Il sottosuolo e la sua connessione con l’edificio è la fonte più importante di produzione di Radon ed i vari percorsi di entrata sono illustrati in Figura.

    L’accumulo di Radon all’interno degli edifici dipende da numerosi fattori, quali la tipologia edilizia, il microclima, la presenza di polveri ed aerosol e soprattutto la ventilazione, i ricambi d’aria ed altri fattori meteorologici. Il problema del Radon si è aggravato da quando sono stati formulati i vari programmi di risparmio energetico, riducendo la ventilazione ed i ricambi d’aria all’interno degli edifici e fornendoli di finestre a chiusura ermetica.

    Le zone più critiche sono i seminterrati e tutti quei locali che, in qualche modo, sono in comunicazione con il sottosuolo o con i piani seminterrati attraverso i vani scala, gli ascensori o le canalizzazioni dei servizi.

    Quando il Radon viene respirato, essendo chimicamente inerte, viene riemesso; tuttavia, i prodotti del decadimento non sono gas inerti e tendono a depositarsi sui tessuti dell’apparato respiratorio, bronchi e trachea: le particelle alfa emesse dal Radon inspirato e dai suoi prodotti di decadimento producono un danno diretto alle cellule epiteliali di questi organi

    A QUALI AMBIENTI DI LAVORO SI DEVONO APPLICARE LE NORME DI PROTEZIONE DA RISCHIO GAS RADON?

    La normativa sulla protezione dal rischio da Radon nei luoghi di lavoro si applica nelle attività lavorative svolte nei seguenti ambienti:

    • sotterranei,
    • stabilimenti termali,
    • seminterrati,
    • al piano terra se ubicati in aree prioritarie (opportunamente definite nell’art.11 del D.Lgs. 101/2020),
    • se svolte in “specifici luoghi di lavoro” da individuare nell’ambito di quanto previsto dal Piano di Azione Nazionale Radon.

    In questi luoghi di lavoro è obbligatoria la misurazione della concentrazione del gas Radon in aria media annua.

    Se dalla misurazione vi è il superamento del livello di riferimento è richiesta l’adozione di misure correttive per la riduzione dei livelli medi di Radon indoor.

    VALORI LIMITI DI RIFERIMENTO.

    Per la protezione dal rischio gas Radon negli ambienti lavorativi e di vita viene fissato attualmente lo stesso livello di riferimento, pari ad una concentrazione media annua di 300 Bq/m3 (prima era pari a 500 Bq/m3).

    Per le abitazioni costruite dopo il 31/12/2024 sarà da applicarsi un livello di riferimento inferiore, pari a 200 Bq/m3.

    TEMPISTICHE E CADENZA VALUTAZIONE GAS RADON

    La prima valutazione della concentrazione media annua di gas Radon deve essere effettuata entro 24 mesi dall’inizio dell’attività o dalla definizione delle aree a rischio o dalla identificazione delle specifiche tipologie nel Piano nazionale.

    Quale cadenza delle misurazioni gas Radon si segnalano:

    • Ogni volta che vengono eseguiti interventi strutturali a livello di attacco a terra, o di isolamento termico;
    • Ogni 8 anni, se il valore di concentrazione è inferiore a 300 Bq m-3;
    • Diverse disposizioni in termini di cadenza delle misurazioni sono da seguire in riferimento al superamento dei limiti prefissati per salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.

    Si ricorda che il documento redatto a seguito della valutazione Radon è parte integrante del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) di cui all’art. 28 del D. Lgs. 81/2008 e s.m.i.

    COME EFFETTUARE LA VALUTAZIONE

    La determinazione della concentrazione di gas Radon viene effettuata impiegando degli appositi rilevatori (dosimetri passivi) del tipo di quello mostrato in fotografia, che vengono posizionati nei locali oggetto di misurazione.

    La registrazione di radioattività inizia non appena si estrae il rilevatore dalla confezione. Al termine dell’esposizione il dosimetro deve essere riposto all’interno di un involucro di plastica e consegnato al laboratorio per l’analisi.

    Il rilevatore può essere sospeso utilizzando gli appositi cartoncini di esposizione o può essere esposto con nastro biadesivo. Il rilevatore non deve mai essere posizionato alla luce diretta del sole o sopra un calorifero.

    Essendo il livello di riferimento per la concentrazione di Radon fissato in termini di concentrazione media annua, le tecniche di misura da utilizzare dovrebbero consentire di coprire interamente l'arco di un anno solare, mediante una o più esposizioni.

    Per questo motivo in ciascuna postazione, vengono effettuati almeno due monitoraggi successivi (di 6 mesi ciascuno) al fine di coprire l’intero anno.

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